Ogni porta attraversata ridisegna la casa. Trova l'uscita prima che ti impari.
Una casa che non resta al suo posto.
Entri in una villa di campagna che sembra normale: un ingresso, un salotto, una cucina, le solite porte. Poi apri una porta e la cucina è diventata una camera da letto. Il corridoio è più lungo di prima. La finestra mostra un bosco che non c'è, dalla stanza che era la tua.
La regola è una sola: ogni porta attraversata ridisegna la casa. Le stanze cambiano anima, gli oggetti si spostano dove non li guardi, le porte che conoscevi portano altrove — a volte proprio dove eri un secondo fa. La casa impara dove torni e nasconde ciò che cerchi dove non vai.
Trova i tre ricordi della famiglia scomparsa — il carillon di Sofia, la fotografia, la chiave d'ottone — e leggi le loro lettere. Solo allora l'orologio a pendolo accetterà di segnare mezzanotte, e nel corridoio si manifesterà una porta rossa che la casa preferisce tenere nascosta.
Niente mostri che rincorrono, niente urla a raffica: solo luci che tremano, passi dietro di te, sussurri tra le pareti, una figura vista per un istante in fondo al corridoio — e la domanda che non smetti di farti: questa stanza c'era davvero, prima?
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